Perché istituire l’infermiere di famiglia

Nel Lontano 1999 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel contesto della politica di Salute21, definì una nuova tipologia di infermiere, l’Infermiere di Famiglia che a tutt’ora non è stato istituito.

Due dei 21 obiettivi di Salute21, ossia gli obiettivi 15 e 18, definiscono la specificità dell’Infermiere di Famiglia. Secondo quanto espresso nel testo di Salute21, le risorse umane costituiscono  un  elemento  critico  dei  servizi  sanitari  poiché, giocando un ruolo indispensabile alla messa in atto delle politiche e delle programmazioni, permettono di garantire il principio dell’equità e la continuità assistenziale. In tutti i moderni Stati dell’organizzazione, quando si registra la carenza di personale sanitario adeguatamente formato, accade che il sistema si orienti prioritariamente verso la malattia, caratterizzandosi per la centralità dei servizi ospedalieri e concentrandosi, prevalentemente, su cure terziarie molto specializzate. La conseguenza di un tale atteggiamento è che i componenti, come la prevenzione della malattia e la promozione della salute e di stili di vita più sani, siano sottovalutati e relegati in secondo piano.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che i diversi professionisti della sanità ricevono, ancora oggi, una formazione insufficiente riguardo i contenuti indispensabili per mettere in atto interventi di promozione della salute sulla popolazione. Capacità di valutazione dei bisogni sanitari su base epidemiologica, conoscenza dei principi e tecniche per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie o capacità di analizzare sistematicamente il proprio operato in termini di qualità vengono ritenuti requisiti fondamentali.

Particolare importanza viene riservata alla necessità di formare equipe multidisciplinari di professionisti che collaborino tra loro, dispensando cure sanitarie integrate anche nel settore dell’assistenza sanitaria di base. Una strategia multidisciplinare, o meglio interdisciplinare, è considerata, un requisito ormai irrinunciabile per un approccio alla salute basato sull’intero arco dell’esistenza, il quale riflette le  complesse interazioni tra eventi della vita, condizioni ambientali, sociali e rischi biologici.

È proprio in quest’ambito che viene inserito l’Infermiere di Famiglia: “……. aiuterà gli individui ad adattarsi alla malattia e alla disabilità     cronica              o nei momenti di stress, trascorrendo buona parte del suo tempo a lavorare a domicilio dei pazienti e con le loro famiglie. Tali infermieri consigliano riguardo agli stili di vita ed ai fattori comportamentali di rischio ed assistono le famiglie in materia di salute. Attraverso la diagnosi precoce, essi possono garantire che i problemi sanitari delle famiglie siano curati al loro insorgere. Con la loro conoscenza della salute pubblica, delle tematiche sociali, e delle altre agenzie sociali, possono identificare gli effetti dei fattori socio-economici sulla salute della famiglia e indirizzare quest’ultima alle strutture più adatte. Possono facilitare le dimissioni precoci              dagli       ospedali fornendo assistenza infermieristica a domicilio ed agire da tramite tra la famiglia e il medico di famiglia, sostituendosi a quest’ultimo quando i bisogni identificati sono di carattere prevalentemente infermieristico”.

L’infermiere di famiglia è un professionista che dovrebbe essere inserito nel sistema dell’assistenza sanitaria di base, che accede a una larga fascia di popolazione  e  che  costituisce  il  primo  punto  d’incontro  con  il servizio sanitario. Egli si trova, in una posizione ideale per raccogliere dati ed  informazioni sullo stato  di salute della popolazione, sui bisogni della comunità e può, inoltre, valutare il possibile impatto che possono avere sulla salute della  famiglia fattori sociali, ambientali ed economici. Grazie ad un prolungato contatto con le famiglie, l’infermiere, può instaurare uno stretto rapporto di fiducia con i singoli membri e su questo può fare leva per rinforzare la sua azione di promotore della salute. Può, infine, intervenire nelle situazioni svantaggiate per ridurre le ineguaglianze in termini di salute.

Le statistiche confermano che è la famiglia a dare la principale opportunità di cura: sono i parenti e gli amici a prendersi cura delle persone non autosufficienti, pur risultando piuttosto elevato anche il numero di persone seguite da personale a pagamento.

L’infermiere di famiglia  può garantire alla persona non autosufficiente la permanenza nel proprio ambiente dove, come esprime anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU):

▪     aiuta ed educa la famiglia ,

▪      valorizza il lavoro di cura,

▪   fornisce sgravi fiscali specialmente alle famiglie meno abbienti disposte a occuparsi a domicilio dei loro parenti non autosufficienti,

▪     promuove la solidarietà inter-e intra- generazionale tra i membri della famiglia,

L’infermiere di famiglia  come perno dell’assistenza sanitaria di base, risponderebbe ai bisogni sociali pur in un contesto di risorse scarse: rivelandosi una vera e propria ” risorsa ” che riesce a coniugare il processo di professionalizzazione della categoria, con le nuove, mutate e mutevoli richieste dei cittadini .

Questa risorsa, andrebbe ad  operare a domicilio, individuando diversi utenti dell’assistenza :

  • l’individuo

  • l’individuo come membro della famiglia

  • l’individuo come membro della famiglia, a sua volta appartenente ad una comunità;

e a costoro offrire assistenza completa e continua durante il continuum della salute e per tutto il percorso del ciclo di vita .

In tal modo assume dei caratteri che lo differenziano dall’infermiere operante in Assistenza Domiciliare Integrata, infatti è inoltre liberamente scelto dal cittadino e convenzionato con il Sistema Sanitario Regionale, e si prende cura degli individui e della famiglia indirizzando il singolo per agire sull’intero e viceversa, sia in situazioni di salute che di malattia e in ogni contesto sanitario-comunitario stimolando l’empowerment; promuove e produce salute, incanala la domanda in modo appropriato, diventa un rassicurante punto di riferimento del cittadino, prontamente reperibile in orari flessibili per l’assistenza sanitaria di base , all’interno della quale agisce in modo multiprofessionale e autonomo per il suo ambito di competenza: ancor prima della clinica, contemporaneamente alla clinica e anche quando la clinica non può più nulla.

Concludo evidenziando come di fatto di questo nuovo professionista, non c’è o non si vuole avere piena consapevolezza da parte degli amministratori, da parte dei medici, da parte dei cittadini e da parte degli stessi infermieri: ma questi con i loro valori e con i loro contenuti professionali, possono realmente prendersi cura degli individui e delle famiglie, anche influenzando la politica e i servizi.

Un commento su “Perché istituire l’infermiere di famiglia

  1. Erminio Pettinelli ha detto:

    Hai espresso quello che noi infermieri dovremmo essere figure guida per chi non sa ‘ neanche cosa sia ammalarsi e dipendere da qualcono .purtroppo in Italia essere umano significa solo guadagno .l’infermiere di famiglia sarebbe la figura essenziale per chi sta’ male se fatto come se davanti a te ci fossero i tuoi famigliari ,ho 25 anni di servizio ma difficilmente riconosco in molti miei colleghi!!! Quello che significa essere infermiere

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