Paziente aggressivo, come comportarsi?

Ha suscitato scalpore la notizia che è stata diramata il giorno di Pasqua in cui a Nogara (Verona) un uomo nella notte ha ucciso un paziente nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Legnago e si è scagliato con delle forbici contro medici e infermieri, due dei quali sono rimasti leggermente feriti nel tentativo di disarmarlo.
L’autore dell’aggressione mortale è un 35enne polacco che era in Italia da soli due giorni, e alloggiava a Nogara (Verona). Aveva tentato di suicidarsi tagliandosi i polsi ed era stato così soccorso dal 118 e portato all’ospedale legnaghese dove, constatato lo stato di agitazione, era stato necessario sedarlo. Successivamente, come previsto dai protocolli sanitari per casi del genere, era stato portato in attesa del risveglio nel reparto di rianimazione.
Ma poco prima della mezzanotte l’uomo si è svegliato, si è alzato dal letto, ed ha strappato i cavi dei monitor di un paziente 52enne veronese, malato terminale, che per questo è deceduto subito dopo. Quando gli infermieri del reparto l’hanno avvicinato per bloccarlo, il polacco ha brandito un paio di forbici, cercando di colpirli. Due di loro hanno riportato leggere ferite, prima di riuscire a immobilizzarlo.
Il problema del comportamento violento nelle malattie mentali si inquadra in una dimensione legata a molteplici aspetti di tipo culturale, ambientale, politico ,sociale, solo talvolta correlato con il disturbo psichiatrico. Numerosi studi clinici hanno indagato la relazione esistente fra i disturbi psichiatrici, la gravità della malattia, la comorbilità e altri fattori quali l’età, il sesso,ecc.(Tardiff,1998)
Il 10% dei pazienti adulti al momento del ricovero in un reparto psichiatrico presenta un comportamento aggressivo (Ferns,2007), il 22,5 % dei pazienti psichiatrici adulti ha presentato almeno un episodio di aggressività etero-diretta e il 40% degli operatori psichiatrici ha subito almeno un episodio di aggressività.
Gli operatori devono dare delle risposte quando i soggetti agiscono violenti che siano direttamente correlati al disturbo psichiatrico. In fase acuta i comportamenti ad esprimere la responsabilità di trattare le malattie psichiatriche (la violenza può essere una complicanza del disturbo) e anche la responsabilità di proteggere potenziali vittime che molto spesso posso essere gli stessi operatori.
Il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario è in preoccupante aumento e non deve essere tollerato o minimizzato, ma monitorato ed affrontato con decisione.
Sebbene qualunque operatore sanitario possa essere vittima di violenza, gli infermieri sono a rischio più elevato in quanto sono a contatto diretto con il paziente e devono gestire rapporti caratterizzati da una condizione di forte emotività sia da parte del paziente stesso specialmente se sotto l’effetto di alcol o droga, che dei familiari, che si trovano in uno stato di vulnerabilità, frustrazione o perdita di controllo, Il comportamento violento avviene spesso secondo una progressione che, partendo dall’uso di espressioni verbali aggressive, può arrivare fino a gesti estremi quali l’omicidio. La conoscenza di tale progressione può consentire al personale di comprendere quanto accade e interrompere il corso degli eventi.
La prevenzione degli atti di violenza contro gli operatori sanitari comporta all’organizzazione sanitaria di identificare i fattori di rischio per la sicurezza del personale e di porre in essere le strategie ritenute più opportune.
Risulta importante segnalare prontamente gli episodi di violenza anche verbale o di minaccia (accaduti o near miss) da parte degli operatori nel corso dell’attività lavorativa attraverso diversi strumenti come: sistema di incident reporting, segnalazioni di eventi sentinella, sistema di gestione dei reclami, denunce di infortunio all’INAIL, referti di Pronto Soccorso o altra documentazione sanitaria comprovante l’episodio di violenza occorso quale segnalazioni all’Autorità Giudiziaria, alle Forze di Polizia o alla Direzione Aziendale. Fonti di tali dati possono garantire l’analisi e la valutazione della frequenza, della severità e della dinamica degli episodi, per identificare le successive azioni di miglioramento, nonché verificarne l’efficacia.
La strategia di prevenzione e contenimento delle aggressioni include diverse misure tra cui quelle strutturali ed organizzative, ma non può prescindere da una adeguata formazione degli operatori attraverso la predisposizione di corsi conoscitivi sul fenomeno e soprattutto sulle tecniche di comunicazione efficaci.

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