Ipasvi, perché cambiare?

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Da qui ad un anno molti infermieri saranno chiamati a votare per eleggere i componenti dei vari consigli direttivi del collegio Ipasvi di appartenenza, ma facendo un’analisi generale notiamo che alcuni presidenti ed alcuni membri sono in carica da svariate legislature

Sorge spontaneo chiedersi come mai una professione completamente in divenire non abbia all’interno una forza propulsiva che spinge al cambiamento.

Il dizionario definisce il cambiamento come: “atto ed effetto del diventare diverso”.

Il cambiamento, quindi non è positivo per definizione, infatti non restituisce un orientamento chiaro al significato del termine, questo vuol dire che la parola cambiamento è una variabile dipendente. La variabile indipendente è rappresentata dal contesto e dalla percezione. Il significato della parola è quindi l’orientamento di una professione nei confronti del presente e del futuro: se si è fiduciosi, il cambiamento diventa  efficace, mentre se si è scoraggiati, il cambiamento può non rappresentare adeguatamente la tensione al progresso.

Niccolò Machiavelli sosteneva che: “Non sempre il cambiamento equivale a un miglioramento, ma per migliorare bisogna cambiare”.

Il contesto  della professione infermieristica è dinamico ed in continua evoluzione come la società, le competenze, la tecnologia, cambiare non deve rappresentare la paura di fallire ma la consapevolezza di maturare allargando i propri orizzonti.

E’ sbagliato preferire di invecchiare senza rinnovarsi, il cambiamento deve essere costruito da chi lo vive, nei modelli di pensiero, nella freschezza delle azioni.

Il futuro di una professione è rappresentato da persone che sono disposte continuamente a mettersi in gioco.

Andrea Cataldo

L’articolo Ipasvi, perché cambiare? scritto da Andrea Cataldo è online su Nurse Times.

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