Il calvario di un infermiere eroe a P. Iva: intrappolato nel limbo dei lievemente positivi da settimane

Il calvario di un infermiere eroe a partita Iva: intrappolato nel limbo dei lievemente positivi da settimane

Che il tempo degli infermieri eroi sia oramai tramontato è un dato di fatto. Sono trascorsi mesi dai flashmob organizzati sui terrazzi per ringraziare gli eroi che combattono il coronavirus e le immotivate aggressioni al persone sanitario sono tornate all’ordine del giorno.

Diversi professionisti della salute sono purtroppo morti ed altri portano sul loro corpo, nella loro mente e nella loro vita ancora le cicatrici di quanto accaduto.

Proprio come Giovanni Formiconi, infermiere 23enne che, poco dopo la laurea, ha deciso di abbandonare Senigallia per trasferirsi in Lombardia per dare una mano alla cittadinanza gravemente colpita dalla pandemia.

Come primo lavoro è stato catapultato in un reparto dell’ospedale milanese Niguarda, che accoglieva pazienti che avevano contratto il virus.

È stato “arruolato” da una cooperativa come libero professionista, pertanto (come probabilmente non immaginava) non gode delle stesse tutele di un dipendente.

Viene destinato ad un reparto misto, ma si troverà a dover assistere per molte ore malati Covid-19 positivi, e senza i dovuti dispositivi di protezione individuale.

Appena arrivato dalle Marche prende in affitto un piccolo appartamento, ma dopo poco decide di trasferirsi in un locale meno dispendioso.

Firma pertanto un contratto di locazione ma, poco prima di traslocare definitivamente, compaiono i primi sintomi. Il 6 giugno 2020 insorgono tosse, inappetenza, perdita di gusto e olfatto.

Il 7 giugno viene effettuato il primo di una lunga serie di tamponi. A distanza di una settimana il giovane infermiere non presenta più alcun sintomo. Sembrerebbe dunque guarito, ma ai successivi controlli, non risulta mai essersi completamente negativizzato.

Inizierà così il suo calvario

Viene inchiodato in isolamento nel vecchio appartamento, dovendo però onorare gli accordi presi con il proprietario della nuova abitazione. Non potendo più lavorare, e dovendo pagare due affitti, è costretto ad attingere ai propri risparmi personali, esaurendoli completamente. Non può neanche fare ritorno a casa, poiché la Regione Marche gli impedisce il rientro, non essendosi ancora negativizzato.

«A Milano è assolutamente impossibile — racconta —: ciò che ho guadagnato nel primo anno di lavoro l’ho già bruciato e per mantenermi mi aiutano i miei genitori. Ma non è giusto».

Si trova ora bloccato in quello che viene definito “limbo dei debolmente positivi”. Le sue possibilità di contagio sono praticamente nulle. La burocrazia tra regioni però, lo obbliga a rimanere intrappolato senza lavoro ed in una casa in affitto che non può mantenere.

La Regione Lombardia gli darebbe il via libera per tornarsene a casa e proseguire l’isolamento a Senigallia, fino a quando non otterrà il doppio tampone negativo. Le raccomandazioni del caso gli sono già state fornite per garantire «una situazione che consentirebbe di restare isolato senza creare problemi a nessuno».

Ma la Regione Marche invece non gli permette di rientrare.

«Troppo pericoloso, non ci prendiamo la responsabilità». Ancora più lapidaria la risposta alle osservazioni fatte sulla situazione economica: «Non è un nostro problema, parli con la Lombardia». «Mi sembra di essere finito in un girone dantesco — racconta lui —: passo le giornate al telefono rimbalzato da un ufficio all’altro senza fare un solo progresso».

Lo aiutano due medici dell’Ats che prendono a cuore il suo assurdo caso cercando di convincere l’Asur marchigiana che Giovanni non sia contagioso:

«Ma non ne vogliono sapere». Ricorrere al suo Comune? Non se ne parla («non voglio apparire l’untore della situazione nella mia città»).

Ieri Giovanni è arrivato a rivolgersi al governo, indirizzando una lettera al ministro della Salute Speranza: «Ministro non sono contagioso ma impantanato in un grigio legislativo: non sarebbe il caso di aggiornare una normativa che prevede doppio tampone negativo e che già a fine giugno l’Oms ha dichiarato pratica superflua e non più attendibile?». Aspettando il ministro ieri l’infermiere ha fatto il suo dodicesimo tampone, con la speranza che possa essere la volta buona per negativizzarsi.

Dott. Simone Gussoni

L’articolo Il calvario di un infermiere eroe a P. Iva: intrappolato nel limbo dei lievemente positivi da settimane scritto da Dott. Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Powered by WPeMatico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *